DALLA "STORIA CON LE PAROLE " A "DENTRO LA STORIA"
Al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara un progetto terapeutico totalmente innovativo
 in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità
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Comunicato stampa (17 nov. 2008)  -  Comunicato stampa (28 nov 2008)
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Dipartimento di Salute Mentale Azienda USL di Ferrara e Centro Territoriale Permanente di Codigoro in collaborazione con Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

Un’imbronciata Hera, imprigionata sul trono donatole da Efesto, affiancata da una sirena flabellifera, anch’essa dono di Efesto. Cratere attico a figure rosse (particolare), circa 420 a. C., attribuito a Polion. Tomba 127 Valle Trebba“Nell’atto di creazione di ciascun individuo
l’arte nutre l’anima, coinvolge le emozioni e libera lo spirito,
e questo può incoraggiare le persone a fare qualcosa
semplicemente perché vogliono farlo.
L’arte può motivare tantissimo, poiché ci si riappropria,
materialmente e simbolicamente,
del diritto naturale di produrre un’impronta
che nessun altro potrebbe lasciare
ed attraverso la quale esprimiamo
la scintilla individuale della nostra umanità”
(da “Arteterapia in educazione e riabilitazione”, Bernie Warren)

L'arte-terapia è un trattamento psicologico che compare nella seconda metà del XX secolo anche se in alcuni campi vanta origini più antiche. Nei manicomi arabi si somministrava musica a scopo ansiolitico già dal IX secolo mentre il medico francese Philippe Pinel usò la pratica teatrale per la cura dei dementi a partire dal XVIII secolo.
Tratto saliente dell'arte-terapia è che se esiste una comunicazione non verbale che passa nella relazione in modo più efficace e diretto, questa si manifesta in modo più evidente quando si svolge un’attività artistica di qualsiasi tipo, dalla danza al teatro, dalla musica al disegno.

Pier Giorgio Ragazzi e Carla Bolognini, insegnanti rispettivamente di Italiano e Disegno, incaricati dal Centro Territoriale Permanente di Codigoro quali esperti in realizzazione di progetti didattici rivolti agli adulti, lavorano da anni con un gruppo di persone affette da patologie gravi del Centro Diurno “Il Convento” Area San Bartolo (responsabile dell’Area è il medico psichiatra dott. Gino Targa) del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Ferrara.
I progetti didattici sono parte integrante del percorso terapeutico riabilitativo rivolto agli utenti.
Il prof. Ragazzi ha iniziato circa 10 anni fa con un progetto di alfabetizzazione al computer, affiancato 4 anni fa dalla prof.ssa Bolognini per le attività grafico pittoriche.
L’intuizione che un soggetto, oltre che con le parole, si possa esprimere anche graficamente è stata presto confortata dalla pratica e confermata dal dott. Roberto Maria Boccalon, medico psichiatra esperto di arte-terapia.
Da allora i tre lavorano alla scelta e al commento degli elaborati, sia scritti che pittorici, alla definizione dei progetti da realizzare e presentare annualmente all’AUSL estense, confrontandosi anche con lo staff curante sulle problematiche che scaturiscono in corso d’opera. I progetti sono presentati dalla Prof.ssa Elisabetta Avanzi, Preside della Scuola Media di Codigoro, sede del Centro Territoriale Permanente (educazione permanente degli adulti, istituzione scolastica finanziata dallo stato).

Dopo tre anni di lavoro, gli operatori hanno pensato che per molti corsisti fosse venuto il momento di uscire dalla struttura per “incontrare” l’opera d’arte, ritenendo che possano essere in grado di presenziare alla magia della storia e respirare il profumo delle bellezze del passato. Che il tempo insomma fosse maturo per cercare di “vivere” o “fare rivivere” l’opera d’arte piuttosto che “subirla” come semplice spettatore.

Il fascino dell’archeologia e la disponibilità della direttrice Caterina Cornelio e di Alain Rosa e Valentina Guerzoni, del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, hanno permesso di dar vita ad un progetto assolutamente innovativo, dalla “Storia con le parole” a “Dentro la Storia”: un percorso che porta i corsisti a incontrare la storia, sia con l’uso della macchina fotografica che attraverso la conoscenza visiva e tattile dei reperti archeologici. Tu chiamala, se vuoi, Archeo-terapia. Il progetto coinvolge, nella prima fase, 16 corsisti di entrambi i sessi, di età compresa tra i 35 e i 55 anni, con una scolarizzazione che va dalle medie al liceo. Alcuni sono ex studenti, altri hanno operato nel settore commerciale o nel terziario; qualcuno ha già dato prova di capacità poetiche e descrittive veramente interessanti, altri di notevole predisposizione all’arte grafica.

Clitennestra uccide Cassandra con un'ascia bipenne. Kylix attica a figure rosse (particolare), 430 a.C., attribuito al Pittore di Marlay. Tomba 264 Valle TrebbaIl progetto si svolge in due fasi. Prima della vera e propria visita al museo, gli operatori hanno scelto due miti che, per iconografia e raffigurazione sull’opera esposta, sono più facilmente decodificabili e li hanno preventivamente spiegati ai corsisti per prepararli ad una lettura consapevole dell’immagine. Si tratta dell’uccisione di Cassandra da parte di Clitennestra, raffigurata su una kylix attica rinvenuta nella Tomba 264 e attribuita al Pittore di Marlay (430 a.C.), e dell’immagine che ritrae Efesto (Vulcano per i romani) e la madre Era, opera del Pittore Polion (420 a.C.), rappresentata sul cratere della Tomba 127.
Due miti, due drammi, due storie fin troppo comuni, e purtroppo attuali, che il passato ci restituisce intatte, con tutta la loro carica di suggestiva poesia. Ingentilite dalla mano dell’artista, la morte di Cassandra per mano della vendicativa Clitennestra e il pessimo rapporto fra Efesto e sua madre ci appaiono meno cruente e più comprensibili, se non proprio accettabili.
Nel corso della prima fase del progetto, i corsisti entrano in contatto con il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara. Giovedì 20 novembre, è prevista la visita alla struttura museale, guidati dai due insegnanti e dagli operatori del Centro Diurno, e assistiti dal personale tecnico-scientifico del Museo. Qui possono finalmente vedere ciò che gli è stato spiegato, mettere in relazione la raffigurazione pittorica con il racconto mitologico, entrare nel percorso storico dell’evento rappresentato e comprendere gli aspetti che hanno condotto l’autore a realizzare l’immagine del mito.
Questo processo innovativo, non solo per i corsisti ma per gli stessi docenti ed operatori, dovrebbe consentire di valutare fino a che punto un percorso di conoscenza storica riesca a essere coinvolgente, traducendosi in partecipazione attiva. (clicca qui per un breve resoconto della giornata)

La seconda fase -che realizzeremo il 3 dicembre 2008, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità- permetterà ai corsisti di entrare in sintonia con il reperto archeologico. Alcuni di loro avranno l’opportunità di scoprire cosa si prova a tenere tra le mani un reperto storico, dopo averlo eventualmente lavato e asciugato nel laboratorio di restauro del museo.
Questa fase rappresenta una novità assoluta e dagli esiti imprevedibili. Certo non basta dare un coccio a una persona sofferente per aspettarci il miracolo della guarigione, non é una panacea che risolve la malattia. Ma potrebbe aiutare.
Racconta la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Caterina Cornelio, che fin da quando era studentessa lavare cocci ha sempre avuto un effetto calmante. Per lei, il suono dell’acqua che scorre, il contatto con la terra, l’odore del materiale sepolto da secoli, rappresentano un ritorno alle origini che tranquillizza e rasserena.
Quello che per gli archeologi è poco più di un’intuizione potrebbe trovare un riscontro scientifico? Lo diranno gli esperti.
Qui ci limitiamo ad osservare che il processo del singolo pezzo, sporco, frammentato, ricoperto dalla patina del tempo e del passato, quasi vittima del suo vissuto, che viene prima ripulito, poi riunito alle altre parti del tutto, fino a tornare reperto intero, sembra quasi la metafora di un percorso psicologico di recupero e ricostruzione.
“Pensiamo che poter toccare le opere d’arte, lavarle, tenerle fra le mani e riportarle così nuovamente alla vita e all’antico splendore, come può accadere all’uomo che cade ma si rialza, sia un’esperienza unica”, spiega la docente Carla Bolognini. “Le opere del Museo Archeologico di Ferrara non sono morte, sono solo rotte, ma con il nostro aiuto possono risorgere e ritornare a vivere, non più sepolte dalla terra ma bagnate dalla luce e dalla nostra personale sete di sapere e conoscenza”
Questo processo innovativo, non solo per i corsisti ma soprattutto per docenti e operatori, potrebbe dar modo di valutare un percorso di partecipazione attiva alla conoscenza storica. Un auspicio cui si affianca la speranza di suscitare interesse nei nostri “ragazzi”. Se ciò avvenisse, già dal prossimo anno si potrebbe ampliare la collaborazione tra il Centro Diurno di San Bartolo, il Centro Territoriale Permanente di Codigoro e il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.

Due reperti, due miti, due storie fin troppo comuni

Cratere attico a figure rosse, circa 420 a. C., attribuito a Polion. Tomba 127 Valle Trebba

In alto a destra, Dioniso ed Efesto in atto di scendere dalla kline

I problemi di Efesto iniziano già dal concepimento.
Figlio di Hera e fratello di Ares, è di incerta paternità: alcuni miti lo vogliono figlio di Zeus, altri di Hera soltanto.
Nato brutto, zoppo e deforme, la madre, umiliata dall’aver dato alla luce un bambino dall'aspetto così grottesco, lo scaglia dal monte Olimpo. Nell'Iliade, Efesto stesso racconta che continuò a cadere per notti e giorni per poi finire nell'oceano, dove venne trovato e allevato dalle Oceanine Teti (la madre di Achille) e Eurinome.
Molti anni dopo Efesto si vendica della madre. Le costruisce un trono d’oro fornito d’invisibili legami e quando Hera vi siede rimane imprigionata in una rete di corde sottili e fortissime.
Ubriacato da Dioniso, sarà lo stesso Efesto a liberarla ma solo in cambio della promessa di ottenere in sposa Afrodite. Quest’ultima gli sarà spesso infedele, annoverando parecchi amanti, tra cui il cognato Ares.
Cesellatore e fabbro ufficiale delle armature, coppe e oggetti preziosi degli eroi, Efesto è, per riassumere, una divinità brutta e tradita, per giunta scarsamente rappresentata dall’arte greca.

Kylix attica a figure rosse, 430 a.C., attribuito al Pittore di Marlay. Tomba 264 Valle Trebba

Crudele, adultera, assassina, Clitennestra è il prototipo dell’infamia femminile. “Quel perfido mostro coprì se stessa d'infamia e tutte in futuro le donne, anche se ce ne fossero di buone”, dice ad Ulisse l’ombra di Agamennone (Odissea, Omero), il marito da lei ucciso al ritorno dalla guerra di Troia. Massacrato a colpi di scure, insieme alla principessa troiana Cassandra che Agamennone aveva portato con sé come preda di guerra e concubina. Arma del delitto, un’ascia bipenne, simbolo del potere politico: un oggetto impensabile in mano femminile.
E non è tutto: carattere virile in grado di innescare un odio bestiale, la violenza di Clitennestra si manifesta anche nel rapporto con i figli Oreste ed Elettra.
Non uccide il marito per gelosia ma per vendicare la morte della figlia Ifigenia, sacrificata agli dèi da Agamennone per navigare verso Troia coi venti più favorevoli. Né, per gelosia, uccide Cassandra. Clitennestra non ama Agamennone ma Egisto, come dice più volte. La vera ragione è un’altra: è la brama di essere prima e sola signora non solo della casa ma anche del regno, un ruolo che ha assunto in assenza del marito. Per questo la morte di Cassandra “aggiunse condimento al piacere del mio letto”, come Eschilo le fa dire nella tragedia “Agamennone”.

Clitennestra in atto di uccidere Cassandra, sacerdotessa di Apollo, come attesta il tripode sulla sinistra

 

Giovedì 20 novembre 2008: com'è andata
Non si è sfiorata la Sindrome di Stendhal ma entusiasmo e interesse non sono mancati. Per le opere esposte, per la bellezza del palazzo che ospita il museo, con i suoi stucchi, i suoi affreschi e i suoi soffitti, per l'affetto con cui sono stati accolti e anche, perché no, per l'avvenenza del nostro assistente tecnico Alain Rosa che ha riscosso un notevole successo personale, ovviamente tra le corsiste donna.
La prima visita guidata ai reperti attici del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara è andata benissimo: i 16 corsisti che vi hanno partecipato hanno rivelato una capacità di decodifica del mito e di empatia con l’opera d’arte veramente inaspettata.
Il mito, la storia, il racconto, l'immagine hanno mosso emozioni profonde, andando a toccare ricordi accantonati o forse nascosti nelle pieghe dell'oblio. Forse questo è un popolo che ha bisogno di eroi. Per sentirsi meno solo, per condividere un'esperienza, per ripescare un vissuto, per attenuare il senso di alienazione, dal momento che la comunità è incline a tenerlo a distanza, se non a respingerlo. “La mia famiglia era come una guerra di Troia” ha raccontato una corsista di fronte al racconto del poema omerico. Le tragedie non hanno tempo e il dolore è antico quanto l’uomo. Siano dèi, eroi, personaggi del mito, non sono mai uomini e donne qualunque né qualsiasi sono le loro storie.
Tante domande, tanta curiosità per un ambiente e per persone nuove. I corsisti hanno scritto racconti, in alcuni casi molto "forti", ed eseguito elaborati grafico-pittorici molto interessanti che speriamo di poter organizzare in esposizione all'interno del museo. Appena entrata nel laboratorio del museo dove lavoravano due restauratrici, una corsista ha subito sentito il bisogno di toccare i cocci e provare a metterli insieme. Un gesto che si commenta da sé. Un'altra, tra le più giovani del corso di disegno, ha elogiato l'insegnante Carla Bolognini per aver avuto l'idea bellissima di portarla al museo. Piccoli grandi passi di un percorso di condivisione.
Oltre al personale del museo, a questo primo incontro era  presente anche la Prof. Elisabetta Avanzi, Preside del Centro Territoriale Permanente di Codigoro.

 

Franco Basaglia (1924-1980)Riceviamo, e volentieri ospitiamo, una breve descrizione del Centro Diurno “Il Convento” Area San Bartolo di Ferrara, redatta dalla coordinatrice Dott.ssa Fabrizia Pizzale, preceduta da un breve commento di Franco Basaglia

“La salvezza del malato mentale è quella di restare nelle nostre case, coinvolgendo nella sua problematica la nostra vita reale, così che la sua presenza richiederà strutture terapeutiche vicine a lui, psichiatri a domicilio, organizzazioni comunitarie in cui possa sentirsi protetto, luoghi di lavoro dove possa trovare un ruolo, una funzione che giustifichi -davanti a se stesso-  la sua presenza nel mondo”
(Franco Basaglia,1967)

Il Centro Diurno “Il Convento” è una struttura semiresidenziale del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Ferrara accoglie 55 persone.
Sorto nei primi anni settanta all'interno dell'OP. come spazio alternativo ai reparti, come luogo dove era possibile per i pazienti e per gli operatori esprimere le capacità relazionali presenti, mediate da attività pratiche di tipo artigianale
Nel ' 76, spostato a San Bartolo, ha assunto via via la caratteristica di spazio polifunzionale con attività di tipo occupazionale e ludico aperto sia ad utenti interni sia esterni.
Attualmente situato al piano terra della zona “Frantz Fanon”, si articola su vari momenti operativi che vengono a svolgere una funzione riabilitativa e risocializzante per utenti psichiatrici gravi in carico alla Residenza " Il Convento" e alle équipe territoriali del Dipartimento di Salute Mentale.
Le attività svolte vanno da semplici lavori di assemblaggio a complessi manufatti artigianali; importante è il lavoro di recupero delle abilità sociali ed il potenziamento delle competenze in ambito della cura del sé e dell'ambiente domestico.
L'ambiente é confortevole e caldo, é previsto l'accompagnamento per e dal centro, oltre alla possibilità di consumare la colazione ed il pranzo viene fornita la cena ad una quindicina di utenti.
Dal 2001 è in atto una collaborazione con il Centro territoriale per la formazione Permanente degli adulti e si è attivato un corso di computer e disegno per un gruppo di utenti
La struttura favorisce ed integra collaborazioni con altri enti e istituzioni per l’attivazione di percorsi riabilitativi e socializzanti
Lo staff considera il percorso riabilitativo in Centro Diurno come un momento del trattamento più vasto del paziente, in stretta collaborazione con i colleghi invianti del DSM e la famiglia.
Pertanto stimola la realizzazione della continuità terapeutica con l’équipe inviante e la informazione- partecipazione delle famiglie al trattamento.
Il Centro offre momenti formativi e professionalizzanti in collaborazione con Enti di Formazione Professionale, con il Centro Territoriale Permanente e con le Cooperative Sociali.
Il Centro è sede di tirocinio formativo per gli allievi del Corso di Laurea in “Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica” della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Ferrara; per gli studenti del Corso di Laurea in Psicologia presso la Facoltà di Psicologia di Padova; per gli studenti dell’Istituto di Stato “L.Einaudi” di Ferrara per il corso di operatore ad indirizzo socio-sanitario; per gli allievi dei Corsi di Formazione Professionale e di riqualificazione per OSS.

Dott.ssa Fabrizia Pizzale
Coordinatrice Centro Diurno "Il Convento"

 

Promosso da:

Dipartimento di Salute Mentale Azienda USL di Ferrara e Centro Territoriale Permanente di Codigoro con la collaborazione della Direzione del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, sede dipendente della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna

Quando: giovedì 20 Novembre 2008, ore 11, visita assistita al Museo Archeologico di Ferrara
mercoledì 3 dicembre 2008, ore 11, esperienza tattile in laboratorio
Città: Ferrara
Luogo: Museo Archeologico Nazionale
Indirizzo: Via XX Settembre n. 122
Provincia: Ferrara
Regione: Emilia-Romagna