La villa urbano rustica di età romana di Poggio di Montegibbio, nel modenese
I e II campagna di scavo

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Particolare della decorazione a svastica del pavimento in opus signinum ottenuto dalla nuvola di punti 3D con il dato colore di ciascun puntoUna villa urbano rustica di età romana caratterizzata da ben quattro fasi di occupazione comprese tra il I sec. a.C. ed il V-VI sec. d.C. È questa la prima sorpresa delle ricerche archeologiche effettuate nella primavera 2007 in località il Poggio di Montegibbio (Sassuolo) ad integrazione di quelle iniziate nell'estate scorsa che avevano fatto pensare a un utilizzo di due soli secoli (dal I a.C. al I d.C).

Lo scavo dell'estate 2006 aveva portato in luce raffinato vasellame da mensa, intonaci parietali dipinti e frammenti di tubuli fittili da riferire ad impianti termali o ad installazioni per il riscaldamento. Quello di quest'anno, oltre a significativi  resti architettonici e  interessanti reperti ceramici e metallici, ha fornito dati di eccezionale interesse storico ed archeologico.
Quelli più interessanti, emersi nel corso delle indagini di quest'anno, sono relativi alla prima fase dell’insediamento, databile al I secolo a.C.; a questo periodo è riferibile il rinvenimento dei resti di una villa romana formata da ambienti lussuosi (pars urbana) ed ambienti di tipo rurale (pars rustica). In particolare il saggio di scavo ha messo in luce una stanza, probabilmente un cubiculum (stanza da letto), caratterizzata da un bellissimo pavimento in opus signinum, caratterizzato da una decorazione molto simile ad un tappeto con caratteri geometrici. Il pavimento è costituito da una base in cocciopesto su cui sono inserite tessere a mosaico bianche e nere organizzate in modo da formare due motivi: una cornice esterna decorata a meandri e svastiche, e una parte interna decorata da file ortogonali di crocette formate da quattro tessere bianche e una tessera centrale nera, che creano l’effetto di un fiore.


Il pavimento della camera da letto in opus signinum: nella parte alta la decorazione a fiore e, in quella bassa, la cornice a meandri e svastiche

L’eccezionalità del rinvenimento, per ora unico in una zona posta al limite del territorio montano modenese, è accentuata da un significativo evento catastrofico che ha causato la distruzione dell’abitato di prima fase. Il pavimento a mosaico ed i muri che lo delimitano sono infatti collassati per circa un metro di profondità dal piano originario di posa. Questa evidenza è probabilmente riconducibile ad un terremoto, avvenuto nel I sec. d.C., e forse connesso all’attività esuberante della famosa salsa di Montegibbio a cui fa verosimilmente riferimento il famoso storico ed enciclopedista romano Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia, racconta di  uno scontro tra due monti (un terremoto), identificati da gran parte degli studiosi con le “mammelle” della salsa di Montegibbio, che sconvolse e distrusse le ville romane di quella parte del territorio modenese nel 91 a.C.


Particolare del pavimento in opus signinum riferibile alla prima fase di abitato ancora coperto dal crollo del tetto

Lo scavo è stato condotto da Francesca Guandalini, dottore di ricerca in Archeologia, sotto la direzione Scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna nelle persone del Soprintendente Luigi Malnati e dell’archeologo  Donato Labate. Per la comprensione preliminare dei dati di scavo sono intervenuti Maurizio Pellegrini, Gianfranco Gasperi, Stefano Lugli, Domenico Corradini e Ugo Bonazzi, professori di geologia e mineralogia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Durante lo scavo sono state utilizzate tecniche sofisticatissime di rilievo, costituite da una scansione laser di altissima precisione, sponsorizzato e realizzato dalla ditta GEOGRA’ di Sermide (MN).


Scansione laser dello scavo realizzata dalla Ditta GEOGRA’ di Sermide (MN): visione generale della nuvola di punti 3D con il dato colore di ciascun punto

Nel prossimo luglio saranno resi pubblici i primi dati emersi dagli scavi, nel corso di un’esposizione preliminare di reperti, corredata da rilievi grafici e fotografici, che sarà organizzata nel castello di Montegibbio.
(clicca qui per andare alla pagina dedicata alla mostra allestita al Castello di Montegibbio dal 7 al 29 luglio 2007)
(clicca qui per andare alla pagina dedicata alla mostra allestita al Palazzo Ducale di Sassuolo dal 7 ottobre al 4 novembre 2007)
Tra i promotori dello scavo e della mostra, oltre al Comune di Sassuolo e ad alcuni privati, è d'obbligo menzionare tutti gli abitanti di Montegibbio che hanno partecipato con commovente interesse a questa riscoperta delle proprie origini remote.
Lo scavo del Poggio è stato possibile grazie alla partecipazione di un consistente numero di volontari costituiti da archeologi professionisti, studenti di liceo ed università, appassionati e abitanti di Montegibbio. Gli stessi mezzi meccanici per l’apertura iniziale dello scavo sono stati forniti gratuitamente. In particolare vogliamo segnalare Ivan Zaccarelli, il restauratore Renaud Bernadet, Giovanni Orlandi, Giovanni Toni, Alfredo Toni, Liliana Mazzoni, Carlo Giovanardi, Stefania Ottani, Angela Ottani, gli archeologi Elisa Casinieri, Alessia Pelillo e Francesco Benassi, Francesca Crotti, Allia Zatari, Rino Affranti, Donatella Toni e Selena Sala.


Rilievo dello scavo con scansione laser in 3D (Ditta GEOGRA’)


Momenti di scavo a Montegibbio