Fiorano Modenese
Sotto il piazzale del santuario riemergono i resti del Castello distrutto nel ‘500

Home - Scavi/Valorizzazione - Castello di Fiorano Modenese, 15 luglio 2008
Ne parlavano le memorie storiche ed è raffigurato in una veduta panoramica dipinta in una sala del Castello di Spezzano. Ma dell'antico Castello di Fiorano Modenese, eretto nel XII secolo e completamente distrutto nel primo '500, si era persa ogni traccia. I lavori di ripavimentazione del piazzale su cui sorge il Santuario della Beata Vergine del Castello,  costruito nel Seicento alla sommità del colle, sono stati l'occasione per indagare l'area in cui, secondo le cronache e come ricorda lo stesso nome del santuario, doveva innalzarsi l'imponente fortilizio medievale. All'inizio del lavori, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna ha immediatamente allertato l'Amministrazione comunale di Fiorano Modenese che ha affidato il controllo archeologico in corso d'opera alla ditta Archeosistemi di Reggio Emilia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza stessa. I lavori sono iniziati a metà maggio 2008 e si sono conclusi da pochi giorni.
A pochi centimetri di profondità sono subito riemersi i resti di alcune vestigia dell'antico castello.


Ambiente interrato di età basso medievale

Le indagini archeologiche, sotto la direzione scientifica del Soprintendente Luigi Malnati e dell’archeologo Donato Labate della Soprintendenza, sono state condotte sul campo dalla dott.ssa Silvia Marchi della ditta Archeosistemi.
In prossimità della scalinata di accesso al piazzale del Santuario, subito al di sotto del piano di calpestio, sono stati portati in luce grossi muri in ciottoli conservati per un’altezza di circa 1,5 m che delimitavano un ambiente interrato, da riferire quasi certamente ai resti del Castello di Fiorano.

 
I possenti muri in ciottoli che secondo gli archeologi sarebbero riferibili allo scomparso Castello di Fiorano

Lo scavo ha restituito numerosissimi reperti archeologici databili prevalentemente tra il basso medioevo e l’età rinascimentale. In particolare sono stati rinvenuti frammenti di maiolica arcaica e pentole e tegami bassomedievali, frammenti di bicchieri e di coppe in vetro, reperti in ferro (un raschietto, un coltello, chiavi e tanti chiodi) e numerosissimi frammenti di ceramica ingobbiata con decorazione graffita databile tra il ‘400 ed il ‘500.

 
Alcuni dei reperti in ferro rinvenuti nel corso dello scavo: a sinistra un raschietto, a destra due chiavi

Sono state inoltre recuperate alcune monete e una palla da catapulta in pietra,  oltre ad alcuni frammenti d’intonaco con tracce di dipinture.
Di particolare interesse sono le decorazioni presenti su un piatto del ‘400, con una lepre o coniglio accosciato (un tema legato nella simbologia rinascimentale all’amore e alla fertilità), e sul collo di una brocca rinascimentale, dove sono raffigurati un putto e un mostro marino.


Il frammento di piatto decorato con un coniglio o lepre accosciato (XV secolo)


Il frammento di brocca decorato con un putto ed un mostro marino (XV secolo)

I reperti sono da riferire quasi certamente alla demolizione del castello e/o a strutture presenti all’interno del perimetro dello stesso. Del Castello, documentato fin dal XII secolo, non era sopravvissuto nulla ad esclusione dell’affresco della Madonna con Bambino (XV secolo), collocata in origine nell’arcata della torre d’ingresso al castello e oggi venerata nel Santuario.
L’esito dell’indagine archeologica consentirà pertanto di fare nuova luce sul medioevo di Fiorano, uno dei periodi meno indagati della storia di questo abitato. Intanto possiamo anticipare che la collina dove fu impiantato il castello di Fiorano fu quasi certamente occupata da un abitato più antico, come testimonierebbero diversi frammenti di ceramica dell’età del bronzo rinvenuti negli scavi conclusi da pochi giorni.
Per maggiori informazioni: Donato Labate, tel. 339.7930338, e-mail donato.labate@beniculturali.it


Frammento di scodella decorata con uno stemma araldico (XV secolo)

   
Due frammenti di scodella in ceramica ingobbiata del XV secolo: le decorazioni rappresentano un volatile (a sinistra) e motivi vegetali (a destra)

FIORANO, Il CASTELLO, IL BORGO, LA CITTÀ
… il classico santuario che incorona il promontorio dominante proprio dove altra volta sorgeva il castello di Fiorano. Dal piano si ascende in breve allo spianato che fronteggia la chiesa. Angusta strada, un tempo, e disagiata conducevi i nobili castellani e quei molti che salivano a sollecitare in loro vantaggio la protezione di un potente signore...
Qui fu già un forte castello e tutto attorno, pel declivo, scarpe, contrafforti, terrapieni, bastioni. Qui ebbero un tempo lor gioco le ambiziose gare e le ire dei vari padroni che più volte, in omaggio di quelle, la vita sacrificarono di loro vassalli.
E adesso del famoso castello più nulla rimane! nulla: fuorché il lembo di muro che serba l’immagine della Vergine venerata in questo tempo...
Così parla del distrutto castello di Fiorano il nobiluomo Giuseppe Cuoghi nel suo libro “La Madonna di Fiorano”, edito a Modena nel 1895. Ma sono molte le fonti documentarie che narrano la storia del castello, dell'immagine della Vergine sopravissuta alla sua distruzione, dell'antico borgo di Fiorano e del nuovo, sviluppatosi più a valle. Tra queste vi segnaliamo, per approfondimenti, G. Tiraboschi, Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi, I-II, Modena 1824-1825 (clicca qui per consultare le pagine), G. Bucciardi, Fiorano nelle vicende storiche del castello e del Santuario dalle origini al 1859, Modena 1934, e Fiorano Modenese. Un paese, la sua storia, la sua anima, Milano 1995.
Una storia che parte da lontano, da quella terra che è stata la protagonista della mostra "Con la terra... dalla terra" che si è tenuta nel 2006 nel vicino castello di Spezzano.  Terra buona, terra ricca di acque e protetta dal clima, terra da coltivare, macinare e cuocere. È la terra la vera ricchezza dei fioranesi. Lo avevano già scoperto gli antichi che fabbricavano tazze carenate di pregevole fattura divenute il simbolo delle prime culture eneolotiche del Nord-Italia conosciute come del tipo “cultura di Fiorano”. I loro discendenti sembrano dimenticare la ceramica e preferire l’agricoltura. Continua invece, e si afferma, la produzione dei laterizi, testimoniata dalla fornace romana di Torre Oche scoperta negli anni Novanta. Quando arriva nella Padania l’orrore delle invasioni barbariche, di fronte agli Ungari, nel 916, le popolazioni disseminate in pianura si ritirano sulle pendici appenniniche costruendo rudimentali fortilizi che nel tempo diventano castelli: cresce d’importanza Fiorano, borgo protetto. Il processo d’incastellamento avviatosi in forma massiccia a partire dal decimo secolo attrae le popolazioni rurali intorno alle munite residenze feudali. Sorto a monte della via Claudia, in posizione elevata tale da dominare la pianura circostante e collegato a vista alle altre fortificazioni della zona, il castello di Fiorano viene circondato da un’ampia cinta di mura che racchiude tutta la spianata del colle. Entro la cinta muraria, già a partire dai primi decenni dell’XI secolo, vengono edificate la canonica e la prima chiesa parrocchiale, elevando Fiorano al rango di corte e parrocchia.
Il medioevo passa con diverse dominazioni: Matilde di Canossa (che amava ritemprarsi con le acque della Salvarola ed i fanghi curativi delle salse di Nirano), i Della Rosa, i Pio, gli Estense.
Il successivo instaurarsi di un periodo di pace avvia il progressivo abbandono dei centri fortificati. Già alla fine del XII secolo, in contrapposizione al borgo del castello o borgo superiore, punto focale dell’organizzazione politico amministrativa e sociale del territorio, sede della Comunità e centro religioso, a Fiorano si sviluppa un sistema abitativo caratterizzato dalla formazione dei borghi inferiori che espandono l’abitato al di fuori dell’area di influenza del castello. Il Cinquecento sancisce la conclusione di questo processo. La scoperta delle armi da fuoco provoca la fine dei castelli, trasformati in palazzi (come Spezzano e Nirano) o non più ricostruiti come Fiorano. Nei primi decenni del ‘500 la chiesa parrocchiale di Fiorano viene riedificata nei cosiddetti borghi inferiori, lungo la via Claudia, finché nel corso del Seicento l’edificazione del Santuario, avvenuta nel 1634 nel medesimo luogo dove sorgeva l’ormai distrutto fortilizio medievale, determina in modo definitivo lo spostamento e l’ampliamento del borgo verso la zona pianeggiante.

Il primo nucleo del Castello di Fiorano, eretto forse nel X secolo su una spianata strategica del colle, era composto di una sola cinta muraria con torre quadrilatera, con chiesa e maniero dedicati a San Giovanni. Passato alla signoria feudale dei Pio a quella dei Della Rosa di Sassuolo fu da questi notevolmente rafforzato sul piano del sistema difensivo. Nel 1108 ospitò per un breve soggiorno Matilde di Canossa e fu tenuto fino al 1265 dai Vescovi di Modena.
Distrutto nel 1325 dagli uomini al comando di Francesco Bonaccolsi, fu riedificato tre anni dopo per passare prima ai Visconti nel 1354 e poi agli Este che lo cedettero ai Pio di Savoia nel 1499.
Risale al 1510 la seconda distruzione del castello ad opera degli Estensi: lo scontro tra il duca Alfonso I d’Este e il papa Giulio II fu fatale al maniero, distrutto e ridotto a un cumulo di macerie dalle truppe estensi per evitare che cadesse nelle mani nemiche. Ed è L'immagine miracolosa della Madonna col Bambino, seconda metà del XV secoloproprio a questo evento che si deve la fama miracolosa dell’affresco della Madonna col bambino. Più o meno dal 1460 un’immagine della Vergine era dipinta sull’arcata soprastante il portale d’ingresso dell’antico castello di Fiorano ed era oggetto di particolare devozione. L’immagine è l’unica cosa sopravvissuta alla distruzione estense del 1510. In seguito, quando l’8 febbraio 1558 alcuni soldati spagnoli in azione di rappresaglia appiccarono fuoco alle case del borgo del Castello, solo l’immagine della Madonna rimane incolume da fiamme e fumo. È a ricordo dell’evento che all’Effige della Beata Vergine, ritratta seduta entro una nicchia con in braccio il Bambino Gesù, viene aggiunta la figura di un soldato inginocchiato ai piedi della Vergine in atto di chiedere perdono. Come scrive Silvia Fontanesi, l’opera è una testimonianza pregevole dell’arte fioranese: “il famoso dipinto devozionale della Madonna col bambino del Santuario di Fiorano è probabilmente della metà del ‘400 come indica quell’accenno di prospettiva operato nel tentativo di aggiornarsi come nuovo lessico artistico rinascimentale. Cinquecentesca, nello stesso dipinto, è l’aggiunta della figura in armi, che nulla toglie alla poesia di una tavola che trova la propria intima coerenza nell’essere oggetto di grandissima devozione, pur a fronte di una mancata unità stilistica”
La fama del miracolo si sparge velocemente e nel tempo diventano numerosi i fedeli che si recano al borgo di Fiorano per venerare la Sacra Immagine.
Nel 1630, sparsasi per il modenese la terribile epidemia di peste, i fioranesi chiedono l’intercessione della Beata Vergine (la cui effige si trovava ancora esposta alle intemperie dopo la distruzione del castello) e fanno voto che se il paese si fosse salvato dal flagello avrebbero iniziato la costruzione di un Oratorio.
Mentre la peste infuria orrendamente nelle zone vicine, a Fiorano non si verifica alcun tipo di contagio. Ce n’è abbastanza per far gridare al miracolo. La popolazione mantiene la promessa e già il 23 aprile 1631 viene solennemente benedetto dal vescovo di Modena l’Oratorio dedicato alla Madonna. Dopo soli due anni, l’Oratorio si rivela insufficiente ad accogliere il gran numero di fedeli che accorreva da ogni luogo per venerare la Beata Vergine. Poiché le offerte sono aumentate, anche a seguito delle grazie ottenute per intercessione della Madonna di Fiorano, si stabilìsce di procedere alla costruzione, da tempo vaneggiata, di un sontuoso Santuario.
Nel 1634, istituito ed inviato a Roma il processo canonico ed avuta dalla Santa Sede la conferma di miracoli e grazie, il vescovo di Modena autorizza la costruzione dell’edificio. Sistemato il terreno occupato dai ruderi dell’antico castello ed elaborato, per volontà del duca Estense Francesco I, il progetto ad opera dell’architetto romano Bartolomeo Avanzino, il 15 agosto 1634 si procede con solenne cerimonia alla posa della prima pietra.
Ma il ‘600 dev'essere proprio il secolo dei miracoli per Fiorano: dopo la scampata peste di manzoniana memoria, c'è pure un rogo del Santuario, nel 1670, che pur distruggendo la cupola lascia intatto il dipinto della Madonna. Così come lo vediamo ancora oggi

I LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE IN PIAZZA PAPA GIOVANNI PAOLO II
I lavori di riqualificazione di Piazza Papa Giovanni Paolo II sono inseriti nel più generale complesso di interventi per riqualificare il centro storico di Fiorano e la sua viabilità. L'impegno dell'amministrazione comunale è di concludere le opere previste entro l'8 Settembre, giorno della trecentenaria sagra. Il progetto tiene conto della doppia funzione che il piazzale oggi svolge: permettere la sosta di veicoli e avere un ampio spazio pedonalizzabile a servizio delle manifestazioni religiose da svolgersi all'esterno del tempio. Saranno rifatti i pavimenti del piazzale e del sagrato secondo un disegno geometrico semplice ma che diversifichi le funzioni delle aree. I parcheggi sono stati esclusi dal cono visivo di chi sale a piedi, grazie all'allargamento del piazzale, e sono racchiusi da bordure verdi. Nella rotonda del Parco della Rimembranza verrà posizionato il monumento a Giovanni Paolo II, insieme ad alberi e cespugli fioriti, con panchine ed arredi urbani per rendere attraente un'area oggi non valorizzata. Verrà consolidato il parapetto del Parco. Saranno adeguati il sistema di illuminazione del piazzale e quello scenografico della facciata.
Mercoledì 16 luglio 2008 si è tenuta una conferenza stampa per presentare i ritrovamenti archeologici a cui hanno partecipato  l'assessore alle politiche culturali del Comune di Fiorano Modenese, Maria Paola Bonilauri, l'archeologo Donato Labate della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e la dott.ssa Silvia Marchi di Archeosistemi.
L'assessore Bonilauri ha sottolineato l'importanza del ritrovamento perché a Fiorano, ad eccezione della duecentesca croce di sasso e della miracolosa immagine della Vergine con Bambino, non sono rimaste testimonianza del castello. Diversi Fioranesi, soprattutto fra i nuovi arrivati, non sanno che, dove oggi c'è il Santuario, fino al 1510 sorgeva un castello. Ritrovamento importante, dunque, per riportare consapevolezza alla coscienza della comunità. Il territorio di Fiorano arricchisce dunque il già ricco capitolo della documentazione storica e del numero di zone archeologiche, che abbracciano tutte le ere. I reperti del bronzo che farebbero pensare a un insediamento preistorico conferma l'antichità della comunità fioranese, le cui prime tracce hanno più di settemila anni.  "Il Comune – ha chiarito Maria Paola Bonilauri – conferma la volontà di valorizzare il ritrovamento della struttura e degli oggetti e sta studiando quali interventi mettere in campo.