MUSEO ARCHEOLOGICO RENZI A SAN GIOVANNI IN GALILEA
Inaugurazione: sabato 26 settembre 2009
nuovo allestimento e mostre
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Ente Morale Museo e Biblioteca Renzi, più comunemente noto come “Museo Renzi”
Via Matteotti, 27
a Borghi, frazione di San Giovanni in Galilea, Provincia di Forlì-Cesena
telefono e fax 0541.939028
www.museorenzi.it  – museorenzi@libero.it

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Veduta esterna del Museo Renzi

Sabato 26 settembre 2009, a partire dalle ore 10,30
inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Renzi e delle mostre
"La Collezione archeologica. Alle origini della civiltà Etrusca" e "I volti della Luna"

Programma
Ore 10,30 - Inaugurazione della collezione archeologica (Etruschi, Romani, Pieve)
Interventi:
Sindaco del Comune di Borghi – Mirella Mazza
Assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di Forlì-Cesena – Iglis Bellavista
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna – Maria Grazia Maioli
Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna – Fiamma Lenzi
Direttore del Museo Renzi – Andrea Antonioli

Seguirà una Visita Guidata

ore 15,30 - Inaugurazione della mostra “I volti della Luna” a cura di Enzo Fabbrucci e Andrea Antonioli
Interventi:
Assessore alla Cultura del Comune di Borghi – Nevio Magnani
Presidente del Museo Renzi – Gianluca Landini
Direttore del Museo Renzi – Andrea Antonioli
Università di Bologna – Anna Antoniazzi

Ore 16,30 - Incontro con Enzo Fabbrucci e interventi di Daniele Belluco (arpa) e Miriam Albertini (flauto)

 

Ritratto di Don Francesco Renzi, il fondatore del Museo Renzi nel 1879Quando il parroco di S. Giovanni in Galilea, don Francesco Renzi, creò nel 1879 un piccolo museo allegato alla sua biblioteca, il suo interesse era prevalentemente collezionistico anche se, quasi certamente, si augurava che sarebbe rimasto amorosamente conservato e ampliato per le generazioni future. La trasformazione del museo in "Corpo Morale”, avvenuta nel 1885 anche per l’interessamento dell’archeologo e senatore Giuseppe Fiorelli, ne ha favorito la conservazione e l’allestimento entro il complesso della rocca e del torrione malatestiano che ancora lo ospita.
Lo spirito del suo fondatore è evidente nell’insieme delle collezioni di materiali, composite e differenziate ma vivissime nella loro eterogeneità. Quando il museo fu riaperto al pubblico, nel 1968, dopo lavori di adattamento degli ambienti dovuti all’inserimento di nuovi materiali e alla necessità di adeguarsi a norme di sicurezza, vi venne accorpato anche un laboratorio per la lavorazione della ceramica, con una sala espositiva destinata ad accogliere i pezzi di rinvenimento dagli scavi nelle strutture malatestiane. Tuttavia gli spazi restavano troppo piccoli e poco fruibili, mentre i materiali continuavano ad aumentare. I lavori di restauro e di adattamento hanno ora portato alla realizzazione di una nuova struttura, moderna e funzionale, con una rivalutazione dei vecchi spazi e degli accessi: anche se ancora incompleto, questo nuovo allestimento sarà certamente apprezzato da turisti e studiosi.
Nella collezione archeologica, spiccano per la particolare importanza i materiali provenienti dalla Ripa Calbana, compresi i corredi da tombe villanoviane, con vasi e gioielli analoghi a quelli della vicina Verucchio.

Pendenti in ambra e fil di ferro (prima età del Ferro)
Pendenti in ambra e fil di ferro (prima età del Ferro)

Gli ultimi rinvenimenti, relativi a fornaci e strutture diverse, hanno permesso di ampliare, per quanto possibile, anche la sezione romana, anche se lo sviluppo maggiore si è avuto in quella bizantina e medioevale: gli scavi appena ripresi sui resti dell’antica Pieve di S. Giovanni, di epoca bizantina, e nella Pieve Nuova hanno portato a costituire una nuova sezione, con la nuova presentazione dei frammenti scultorei medioevali, ma soprattutto con i piccoli oggetti provenienti da ossari e sepolture, crocefissi, rosari, bottoni e perline che restituiscono un vivace ritratto degli abitanti e delle loro abitudini.


Medagliette devozionali provenienti dall’area dell’antica Pieve

Il restauro delle strutture della Rocca è stato seguito dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna, la sistemazione ed il restauro del materiale archeologico dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna di Bologna, mentre la Soprintendenza per il Patrimonio Artistico, Storico e Demoantropologico sta curando i materiali medioevali e moderni, la quadreria e le collezioni di stampe e documenti. Le tre Soprintendenze hanno partecipato alla realizzazione dell'attuale allestimento e continueranno, in completa sinergia con l’ente locale, la collaborazione per la sistemazione dei successivi spazi espositivi.
Come già detto, infatti, l’esposizione non è ancora completata: manca tutto il settore relativo ai materiali dalla Rocca, quello delle maioliche di epoca malatestiana e successive che verranno integrate con quanto potrà provenire dagli scavi previsti dal Comune nei torrioni e nei fossati del castello di Borghi.
Auspichiamo che il nuovo ampliamento possa avvenire quanto prima: all’interno del museo attuale si è voluto ricostruire, per quanto possibile, lo studio del parroco Renzi, “la stanza del collezionista”: il vecchio studioso, curioso e consapevole, sarebbe certamente felice di partecipare al completamento dell’impresa.

Fermaglio per cinturone conformato a disco solare raggiato (prima età del Ferro)
Fermaglio per cinturone conformato a disco solare raggiato (prima età del Ferro)

Notizie su San Giovanni in Galilea
San Giovanni in Galilea (comune di Borghi, FC) sorge sul monte omonimo, a quota 447 metri s.l.m., in posizione dominante sulla dorsale che unisce trasversalmente la valle dell’Uso a quella del Rubicone, allineata ai rilievi di Torriana e Verucchio. Il popolamento ha origini antichissime che si perdono nelle più remote fasi della prei-storia; sicure sono le tracce della frequentazione nell’età del Bronzo (cultura protovillanoviana), nella prima età del Ferro (cultura villanoviana) ed anche in epoca romana. I primi documenti scritti attestanti l’esistenza del luogo, ed in particolare della sua importante Pieve, sono due pergamene ravennati incluse nel cosiddetto Codice Bavaro, che risale al periodo compreso tra il 750 ed il 980. San Giovanni fu comune autonomo fino al 1816 quando fu annesso al territorio di Borghi e attualmente il suo terri-torio conta 200 abitanti (censimento del 31.12.2006).


Veduta aerea di San Giovanni in Galilea

L’abitato di San Giovanni in Galilea dista 18 chilometri sia da Santarcangelo di Romagna sia da Savignano sul Rubicone, entrambi sulla via Emilia. L’inconfondibile monte a trapezio si staglia fra colline e mare, con le sagome del cimitero, della chiesa e della rocca malatestiana. La roccia su cui sorgeva il castello è costituita da due file di case allineate su un solo lato della strada, che nel XV secolo valsero all’abitato il nome di “Castel Lungo”. Le forti mura che lo circondavano sono state in parte abbattute e con esse l’austera Porta Ovest (“portaccia”) della quale restano poche tracce. Verso oriente si trova la Porta Est (antica sede comunale), che un tempo si raggiungeva per una strada che a settentrione fiancheggiava il paese. Sopra l’arco della porta sono ancora le larghe fenditure che accoglievano i legni del ponte levatoio e, fra esse, una nicchia quadrata nella quale, probabilmente, era incassato uno stemma. Affiancano la porta, internamente, l’ingresso al Museo Renzi e la cappella dedicata ai Caduti.
Il borgo di San Giovanni in GalileaFuori della Porta Est, sul sagrato, che è un magnifico balcone dominante la pianura e il mare Adriatico, si affaccia la chiesa del castello, dedicata a San Giovanni Battista. La strada di fronte alla chiesa conduce ai ruderi della torre malatestiana diroccata e corrosa e a quelli del castello, probabilmente fondato nel XIII secolo dalla Signoria dei Malatesta di Rimini e consolidato e ampliato da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel Quattrocento. Della fortezza, che in seguito fu anche possedimento del duca Federico da Montefeltro, di Papa Pio II e di Carlo Malatesta di Sogliano, si conservano ancora due grandi cisterne per l’acqua.
Da dietro il cimitero, un gioiello architettonico che ha ispirato anche il poeta Toni-no Guerra (in una sua ode egli auspica la conservazione di quello che lui stesso defi-nisce come il “tappeto volante” sul Montefeltro), si può osservare uno dei più superbi panorami della Romagna e, abbassando lo sguardo, proprio innanzi, la Ripa Calbana, un gigante roccioso ormai demolito dallo sfruttamento messo in atto dall’uomo, ma che per lungo tempo, ed è quasi un paradosso, ha offerto proprio all’uomo le più adeguate condizioni per vivere in sicurezza e prosperità.
A un chilometro dal cocuzzolo, proprio in corrispondenza del bivio che da un lato porta a Sogliano e dall’altro alla strada provinciale che segue il corso dell’Uso, sul breve pianoro sopravvissuto agli smottamenti subiti dal tempo, si notano ancora i resti dell’antichissima Pieve (la Piva) fondata probabilmente attorno al VI secolo d.C. Il luogo dove sorgeva era indifeso, ma posto in posizione strategica, al centro di una rete viaria che scendeva da una parte verso la valle del Marecchia ed il Montefeltro e per l’altro versante verso le valli del Rubicone e dell’Uso; ciò mette in evidenza il carattere di centro santuariale e di contatto che il luogo rivestì fin dalle sue origini. Della Pieve oggi si conservano le fondamenta del lato absidato, mentre nelle sue adiacenze sono state portate alla luce le fondamenta della chiesa medievale posteriore (scavi 2004-2007).

Il Museo Renzi
Il Museo Archeologico Renzi è ospitato nella Porta Est della Rocca di San Giovanni in Galilea, sede dell’antico Comune e comprende, fin dalla sua istituzione, collezioni eterogenee. Il Museo fu inaugurato nel giugno 1879 da don Francesco Renzi. Pochi anni dopo il Senatore Giuseppe Fiorelli, archeologo e direttore degli scavi di Pompei, ne favorì l’erezione in Corpo Morale, col titolo di “Museo e Biblioteca Renzi”, avvenuta con Regio Decreto del 5 marzo 1885. All’ottobre del 1882 risale, tra l’altro, la fondazione dell’Osservatorio Meteorologico, molto ben attrezzato, che mantenne una intensa e duratura corrispondenza con l’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma e la cui direzione fu affidata a don Anacleto Berardi, nipote di don Renzi. Dopo la morte di Don Renzi, altri Parroci diressero e custodirono il Museo e l’Osservatorio.
La Seconda Guerra Mondiale arrecò gravi distruzioni anche a San Giovanni ed al suo Museo, con la perdita o il trafugamento di parte delle sue collezioni (1944). La riorganizzazione e riapertura al pubblico avvenne nel 1968 ad opera del primo Direttore del Museo, il prof. Sergio Foschi, con il coordinamento e la collaborazione scientifica di eminenti figure di studiosi. Dopo il Foschi il Museo ha conosciuto la direzione del prof. Michele Gaudio, mentre negli ultimi anni la struttura museale è stata restaurata e ampliata, e l’attuale direttore, il dott. Andrea Antonioli, ha curato il progetto del nuovo allestimento delle varie sezioni.

Busto di età imperiale
Busto di età romano-imperiale

Attualmente il riallestimento del Museo Renzi comprende tre sezioni archeologiche:
1) una sezione pre-protostorica, con materiali relativi all’Eneolitico, alla cultura protovillanoviana (Bronzo finale: XII-X secolo a.C.) e villanoviana (prima età del Ferro: IX-VII secolo a.C.)
2) una sezione romana (lapidi, vasellame, monete, tegole, ed altri oggetti)
3) una sezione medievale, con reperti di varia natura provenienti dall’area archeologica dell’antica Pieve (elementi architettonici di varie epoche, dal VI all’XI secolo, medagliette votive, crocifissi, rosari del XVI-XVII secolo, monete, ecc.)
Il prossimo anno 2010 è prevista l’esecuzione del secondo stralcio dell’allestimento, che prevederà l’esposizione di altre collezioni quali:
1) una sezione naturalistica con materiali geologici (rocce, minerali) e paleontologici (fossili)
2) altri materiali medievali, rinascimentali e moderni relativi al Castello Malatestiano consistenti in monete, elementi architettonici, armi, ed altri oggetti vari)
3) ceramiche e maioliche che vanno dal XIV al XVIII secolo
4) quadreria, incisioni a stampa, carte geografiche antiche.

Cinturone femminile a losanga in bronzo con motivi incisi, tra cui un uccello acquatico (prima età del Ferro)
Cinturone femminile a losanga in bronzo con motivi incisi, tra cui un uccello acquatico (prima età del Ferro)

Promosso da:

Comune di Borghi, Provincia di Forlì-Cesena, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e IBC, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna

Città: Borghi, frazione di San Giovanni in Galilea
Luogo: Rocca di San Giovanni in Galilea
Indirizzo: Via Matteotti n. 27
Provincia: Forlì-Cesena
Orari di apertura del museo: Orario estivo (da aprile a settembre): martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, 10-12 e 15-19
 (chiuso lunedì e giovedì)
Orario invernale (da ottobre a marzo): martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, 9-12 e 14-17 (chiuso lunedì e giovedì)
Regione: Emilia-Romagna
Info: Direttore: Dott. Andrea Antonioli
Cell. 380 7376944 – e-mail: a.antonioli65@libero.it
Telefono: 0541 939028
Fax: 0541 939028
E-mail: museorenzi@libero.it  
Website: www.museorenzi.it  
Come raggiungerlo: In macchina
da Bologna:
Autostrada A14 direzione Ancona. All'uscita di Cesena, procedere per la Via Emilia in direzione Rimini, quindi proseguire fino a Savignano sul Rubicone e da qui, direzione Sud, per Borghi.
da Ancona:
Autostrada A14 direzione Bologna. All'uscita Rimini Nord, procedere per Santarcangelo di Romagna. Da qui direzione Sud, verso Borghi.
da Roma:
E45 Direzione Ravenna, uscita Cesena Nord. Quindi Via Emilia direzione Rimini fino a Savignano sul Rubicone dove si imbocca la strada per Borghi.
In treno
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Savignano sul Rubicone

testi di Andrea Antonioli, introduzione di Maria Grazia Maioli
editing Carla Conti