Verucchio, Monastero di S. Agostino, Via S. Agostino n. 14
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Direzione scientifica:

Referente SBAER Servizi Educativi:

Dott.ssa Patrizia von Eles

Dott.ssa Annalisa Pozzi

Orari:

Dal 1 gennaio al 31 marzo / dal 1 ottobre al 31 dicembre
Sabato, domenica (festivi inclusi): ore 10.00-18.00.
Per gruppi e scuole: tutti i giorni su prenotazione (tel. 0541 670222 / iat.verucchio@iper.net )
Apertura a chiamata*: lunedì e giovedì ore 9.00-13.00
*Telefonando allo 0541 670222, entro 1 ora un operatore sarà disponibile per l'apertura del museo

Dal 1 aprile al 30 settembre
tutti i giorni (festivi inclusi) ore 10.00-19.00
Sono previste aperture serali in giorni da definire

Opening Time: from January 1st to March 31th and from October to December 31th
Saturday, Sunday (and public holidays): 10.00 – 18.00
For groups: every day by appointment
(Telephone number: + 39 0541 670222; e-mail: iat.verucchio@iper.net )
On call*: Monday and Thursday: 9.00 – 13.00 calling the tourist: + 39 0541 670222
*Within 1 hour an operator will be available and will open the museum

From April 1st to September 30th
Open every day: 10.00 – 19.00

There are evening openings in days to define
Information:
TOURIST OFFICE VERUCCHIO
+ 39 0541 670222; e-mail: iat.verucchio@iper.net )

Costo biglietto: intero € 5,50
ridotto € 4,00 (da 8 a 14 anni; oltre 65 anni; visitatori Rocca Malatestiana Verucchio; soci Touring Club)
scuole € 3,00 / € 5,00 (visita + laboratorio)
gruppi prezzi da concordare a seconda del numero
Ticket: Adults € 5,50
Discounted admission € 4,00 for  visitors between 8 and 14 years old or over 65, Verucchio Rocca Malatestiana's visitors, Touring club members

Informazioni:

Museo Civico Archeologico Verucchio
Via Sant’Agostino 14 – 47826 Verucchio (RN)
museoverucchio@yahoo.it

UFFICIO IAT VERUCCHIO
Tel. 0541 670222
iat.verucchio@iper.net


Un po' di storia

Pochi altri luoghi possono vantare origini così antiche e un patrimonio storico tanto ricco e continuo nel tempo come Verucchio.
Intorno al caratteristico sperone roccioso che domina la Valmarecchia, dove sorge la Verucchio medioevale, si sono rinvenuti i magnifici reperti di una civiltà raffinata che fiorì tra il IX e il Vl secolo a.C. nella prima età del ferro. Con il sopraggiungere dell'epoca romana gli insediamenti abitativi vennero trasferiti a valle verso il fiume Marecchia, per meglio trarre beneficio dalle nuove vie di comunicazione. Numerosi sono i reperti che risalgono a questo periodo: le epigrafi conservate nel museo di Rimini e nella Rocca di Verucchio. Vicino a quello che fu l'insediamento romano sorge ancora l'antica Pieve di cui è attestata la presenza sin dall'anno 994. La presenza della Pieve dimostra che la zona a valle fu abitata per diversi secoli e che fu probabilmente con il Medioevo che il principale nucleo abitato venne portato di nuovo, in risposta a mutate esigenze difensive, sul promontorio, che si presta come ottimo punto di osservazione e ad essere facilmente fortificato. Nel Medioevo e nel Rinascimento Verucchio diventa un centro di considerevole importanza sia per la sua funzione militare, che ruota intorno alla potente Rocca, sia per quella civile. Risale al 1144 un documento comprovante l'esistenza di un "Castrum Veruculi" e qualche anno più tardi appare il nome della famiglia dei Malatesta, nome che non abbandonerà per più di tre secoli, anche se con alterne vicende, la storia di Verucchio. I documenti provano la residenza di questa casata già a Pennabilli ma è dal ramo che si stabilì successivamente a Verucchio che i Malatesta, signori di Rimini e dintorni, si ritenevano discendenti, come gli stessi affermano in documenti ufficiali del 1320. Da qui l'appellativo ormai tradizionale di "culla dei Malatesta". Dante nella Divina Commedia cita il Malatesta detto il Mastin Vecchio originario di Verucchio e padre di Gianciotto e Paolo celebri per la cruenta storia con Francesca. Qualcuno dice che la storia d'amore e morte di Paolo e Francesca si consumò proprio tra le mura della rocca di Verucchio ma, anche se è bello pensarlo, non esiste nessuna prova.
Ciò che è invece accertato è la discendenza dal ceppo malatestiano di Verucchio di Sigismondo Pandolfo, il più famoso e potente della famiglia che spese la vita a guerreggiare contro tutti ma in special modo contro Federico da Montefeltro duca di Urbino e vicino pericoloso.  

Proprio Sigismondo rinnova la rocca (1442- 1449) e potenzia la cinta muraria riconoscendole un ruolo strategicamente importante per il controllo della Valmarecchia in cui si trovano molti castelli dei Montefeltro. Ai Malatesta Verucchio è dunque indissolubilmente legata e quando la potenza dei signori riminesi declina comincia l'alternarsi di diversi "governi"; dai Montefeltro ai Borgia, dai Veneziani alla S. Sede, da questa ai Medici e poi ad altri ancora. Eppure proprio in questo periodo, che va dal dominio malatestiano ai domini che si succedono nella fine del '400 e nel '500, Verucchio vede una attivissima vita civile culturale e religiosa. Numerosi elementi fanno pensare ad una vita cittadina articolata; nel 1387 operano in paese ben 10 notai, agli inizi del '400 si ha notizia di diversi maestri; nel 1500 è attivo un pubblico ginnasio, non sono poi da dimenticare le diverse comunità religiose che portarono un grande contributo alla istruzione e alla cultura dei verucchiesi.

I Malatesta perdono Verucchio nel 1462 per mano di Federico da Montefeltro che riesce a conquistare la rocca solo con un abile stratagemma. Federico sa bene che l'attacco diretto ad una fortezza così potente porterebbe ad una gran perdita di tempo e di uomini e risulterebbe forse impossibile conquistarla pensa allora di inviare una falsa lettera firmata da Sigismondo Malatesta in cui si dice che presto sarebbero giunte truppe di rinforzo per difendere il castello. Federico prepara un gruppo di suoi uomini e finge di attaccarli inseguendoli fin sotto le mura dove vengono accolti e difesi. Appena entrati nella rocca i soldati rivelano la loro identità e hanno facilmente ragione della truppa malatestiana. Nel 1500 Verucchio passa a Cesare Borgia per concessione di Alessandro VI, nel 1503 è sottoposto a Venezia e nel 1516 è governato da uno strano personaggio, un certo Giovanni Maria, suonatore di liuto, al quale il Papa aveva concesso lo stemma e il nome dei Medici. Questo governatore fu tanto inetto da essere costretto a vendere tutto il paese a Zenobio imparentato con i Medici e marito di Ippolita Comneno, la figlia di Costantino principe di Macedonia. Nel 1600 Verucchio fu classificata come "podesteria" di secondo grado al pari di Cervia, Savignano e Forlimpopoli. Rimase alla S. Sede fino alla istituzione delle Repubbliche Cisalpina e Cispadana e dopo un breve interregno austriaco passò alla Repubblica italiana e al Regno Italico poi.

Dal 1816 al 1860 tornò allo Stato Pontificio ma ebbe un ruolo attivo nelle lotte per l'indipendenza che portarono all'Unità d'Italia. Per la storia contemporanea basti ricordare le drammatiche vicende della seconda guerra mondiale.
Per la sua posizione strategica Verucchio fu occupata dalle truppe tedesche che di lì controllavano le operazioni di guerra lungo la linea gotica. Dovette subire distruzioni a causa dei bombardamenti ma nel dopoguerra la ricostruzione fu rapida, si sviluppò l'insediamento abitativo e produttivo di Villa Verucchio, lungo il fiume Marecchia, grazie ai consistenti investimenti industriali che vi trovarono sede. Oggi Verucchio è un paese attivo che ha visto forti incrementi della popolazione e che guarda al futuro con le sue moderne industrie ma che mantiene l'occhio attentissimo al suo passato, ai suoi numerosi monumenti, al suo centro medioevale, alla dimensione umana di antico castello della Valmarecchia.

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Alla scoperta dei luoghi

Da qualunque strada si acceda a Verucchio, esso ci appare in lontananza distribuito sull'alto promontorio roccioso (330 m s.l.m.) che lo ospita. Coprono i pendii grandi macchie verdi, tappezzate di ulivi. Il paese assume il suo profilo gradualmente su su fino alla Rocca che lo sovrasta e lo delinea. Salendo da Rimini, sia provenendo da S. Marino o da S. Leo, si giunge quale primo punto d'approdo alla centrale Piazza Malatesta. Sulla grande piazza si affacciano un bel palazzo sede del Municipio, che ha rimpiazzato nel 1895 parte di quello più antico detto "Ripa" andato distrutto, e il settecentesco palazzo Giungi ora Morolli, e il neoclassico palazzo Bedetti. Percorrendo l'antica via Patarina sul retro del Municipio, si sale verso la Rocca incontrando l'omonima via. Guardando attraverso gli spazi che si aprono tra le case, oltrepassato l'antico arco di pietra, non si possono non notare i bellissimi ed ampi squarci sulla vallata del Marecchia. Guardando innanzi, prima di girare sulla destra per salire alla Rocca, si nota a circa 200 metri la torre civica del 600. Proseguendo si giunge al piazzale prospiciente la Rocca del Sasso. Un grandioso panorama sulla bassa valle del Marecchia, giù fino al mare, cattura lo sguardo. Più ravvicinato l'insediamento di Villa Verucchio, e ai piedi del Colle sulla Via Nazionale Marecchiese l'antica Pieve del 994. Della Rocca, di cui si ha memoria fin dal XIV secolo (mentre la grande porta e le fondamenta della parte più antica risalgono al Xll secolo) ci colpiscono prima il bel Torrioncino, dove è visibile l'uscita di emergenza (di cui sono percorribili i corridoi ed i cunicoli interni) poi la grande porta ogivale in pietra squadrata, incassata nel muro che anticamente guardava a picco sul dirupo. Oltrepassato il cancello del grande cortile, si innalza un torrione, definito negli antichi documenti "la guardiola", dove nel 700 è stato installato il complesso meccanismo. ancora funzionante, di un grosso orologio a doppia campana. Dal cortile si  può ammirare l'intero borgo delimitato dal giro delle mura ampliate da Sigismondo Pandolfo Malatesta che vi aprì oltre alle due già esistenti altre due porte, di cui quella di S. Agostino è ancora visibile. Nel 1442/49, come attestano le due lapidi, una inserita nelle mura del vestibolo all'interno della Rocca e l'altra in basso all'esterno del bastione orientale, Sigismondo intervenne anche sulla Rocca.
Altri restauri ed abbellimenti della struttura sono databili al 1473, per volontà di Papa Sisto IV e al 1696, per opera del Barberini, come documenta una lapide, ben riconoscibile per la presenza delle api caratterizzanti lo stemma di questa casata, posta sulla porta che dalla Sala delle Guardie immette sul cortile della cisterna. Per orientarsi nella visita all'interno del fortilizio, se non si può avere la fortuna di essere accompagnati dal preparatissimo custode, è importante osservare la piantina collocata a destra dell'ingresso. La stessa ci permette di distinguere i due corpi differenti per età e destinazione che compongono l'intero edificio. La sala d'ingresso detta delle Guardie e così la sala d'armi, lo studio e l'appartamento sovrastante costituiscono la struttura aggiuntiva edificata dalla Contessa Ippolita Comneno, di origine greco-bizantina, che qui dimorò nel XVI secolo per circa 15-20 anni.

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Microstoria del Museo

La storia del Museo di Verucchio, in qualità di contesto architettonico, comincia da molto lontano. Uscendo dalla Rocca e scendendo per la Via S. Andrea, si raggiunge, attraverso una contrada dalla antica struttura, la via che, percorsa per un breve tratto, conduce alla chiesa di S.Agostino. Risalente al XIV secolo, ha subito numerose trasformazioni; di quella barocca restano i segni più evidenti (stucchi e dipinti del seicento-settecento). Qui nell'antichità furono custodite le ossa del Beato Gregorio (1225-1343), uno dei quattro beati nativi di Verucchio, beatificato dal Papa santarcangiolese Ganganelli (1769), molti secoli più tardi rispetto all'antichità del culto documentato sin dal 1387. Le vicende napoleoniche hanno portato alla soppressione, sul finire del XVIII secolo, di tutti i conventi della Romagna; nessuno dei numerosi monasteri benedettini del territorio riminese è stato ricostruito in epoca di restaurazione, anche perchè gli edifici monastici erano già stati rapidamente demoliti o radicalmente trasformati, e le loro suppellettili vendute o distrutte. Anche molti altri ordini, prima fiorenti e frequenti, non ritornarono più nel territorio riminese. Tra questi appunto gli Agostiniani, che avevano in città una grande chiesa, accanto alla quale stavano ricostruendo un imponente convento proprio negli anni in cui l'armata napoleonica invadeva le legazioni; degli Agostiniani tuttavia si sono salvati il monastero e la chiesa che, a Verucchio, si trovano in una splendida posizione panoramica, al limite del roccione su cui sorge il paese. Il convento, recentemente restaurato, è ora di proprietà comunale, ed ospita il Museo archeologico villanoviano che si integra perfettamente con il prezioso contenitore architettonico. Il Museo di Verucchio viene inaugurato, a seguito degli onerosi restauri dell'edificio, nel 1985 ospitando, in un primo allestimento, i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati da Gino Vinicio Gentili nella necropoli di podere Moroni. Un ulteriore slancio alle iniziative di ricerca ed espositive del Museo è stato operato dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna in collaborazione con il Comune di Verucchio e del Gruppo SCM di Rimini. Grazie a questa sinergia è stato possibile realizzare, nell'anno 1994, l'importante mostra "Il dono delle Eliadi", che è stata allestita a Verucchio da luglio a dicembre per poi approdare, da aprile 1995 al Museo Archeologico di Bologna. Dal 15 luglio 1995 il Museo ospita un nuovo allestimento che si articola fra il piano terra e parte del piano seminterrato, secondo un percorso cronologico-tematico che porterà, nel prossimo futuro, alla definitiva pianificazione espositiva di tutte le sale e alla realizzazione di nuove mostre.

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La realtà archeologica di Verucchio

I rinvenimenti archeologici dell’entroterra riminese documentano una delle realtà archeologiche più significative della protostoria italiana : uno dei "poli" della cultura villanoviana, nota dal IX secolo a.C. oltre che nell’Etruria propria, anche in Campania, a Fermo nelle Marche e a Bologna. Sulla interpretazione del villanoviano come aspetto culturale omogeneo e riconducibile agli etruschi il dibattito fra gli studiosi è ancora aperto. In particolare per quanto riguarda Verucchio occorre attendere la prosecuzione degli studi prima che la questione si possa risolvere. Il territorio in cui si manifestò la civiltà etrusca si estendeva lungo le coste del Mar Tirreno fra il corso del Tevere e il bacino dell’Arno ma il loro dominio si espanse ben presto al di là dei confini naturali dell’Etruria Tirrenica, sia verso sud, cioè in Campania, sia verso nord, cioè nella Pianura Padana. I due grandi centri di Bologna e Verucchio, che come Fermo, ebbero intensi rapporti con diverse zone dell’Italia centrale tirrenica, svolsero certamente una importante funzione nel collegamento dell’ Etruria con l’Europa Centrale, attraverso la Pianura Padana e l’Adriatico. Tuttavia per quanto riguarda Verucchio numerosi elementi sembrano indicare specificità locali nell’orientamento dei rapporti con l’Etruria e con le Marche e nel quadro culturale . Il sistema economico da cui Verucchio trae i motivi della sua fioritura sembra rispondere ad equilibri diversi da quelli bolognesi; si può pensare al ruolo particolare svolto nella distribuzione e certamente anche nella lavorazione di oggetti d’ambra, all’importanza che sembra avere la produzione di tessuti e al probabile ruolo di controllo del territorio e delle vie di transito.

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I rinvenimenti archeologici

Fin dal 1600 nel territorio di Verucchio si sono verificate scoperte riferite per lo più riferite all'insediamento (Cappuccini, Pian del Monte) e a tombe di età villanoviana; le sepolture appartengono a diversi sepolcreti, alcuni indagati alla fine dell'800, altri in epoca recente. Ogni sepolcreto presenta caratteristiche particolari sia per gli aspetti topografici che dal punto di vista del rito funebre e del corredo funerario.

Le Necropoli di Verucchio

Sotto la Rocca

Podere Le Pegge

Ripa Lavatoio

Moroni-Semprini

 


La chiesa e l'ex Convento di S. Agostino

Uscendo dalla Rocca Malatestiana e scendendo per la via S. Andrea, si raggiunge, attraverso una contrada dalla antica struttura, la via che, percorsa per un breve tratto, conduce alla chiesa di S. Agostino. Risalente al XIV secolo ha subito numerose trasformazioni; di quella barocca restano i segni più evidenti.
Qui nell'antichità furono custodite le ossa del Beato Gregorio (1225-1343), uno dei quattro beati nativi di Verucchio, beatificato dal Papa santarcangiolese Ganganelli (1769), molti secoli più tardi rispetto all'antichità del culto documentato sin dal 1387.

 

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